Le interviste

A tu per tu con la sarta a bordo di un’Ape lilla…

Abbiamo fatto qualche domanda a Marcella, protagonista con il suo “Cocomeri” della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono una donna che a 50 anni ha deciso di seguire il proprio sogno trasformando la sua passione nel suo lavoro. Sono un’artigiana. Fino a qualche anno fa facevo un lavoro d’ufficio, più per bisogno che per scelta, poi ho raccolto il coraggio per abbandonare la sicurezza e buttarmi in ciò che sentivo più vicino a ciò che sono. Non è stato facile, non lo è nemmeno ora, ma l’amore per ciò che faccio è stato più forte della paura. Ho un atelier a Milano dove disegno i miei capi e realizzo i cartamodelli (rigorosamente in cartone). Per me è un luogo magico nel quale ricevo le mie clienti, insieme diamo vita a capi personalizzati scegliendo tessuti ed abbinamenti tra i molti disponibili che, di volta in volta, cambiano e si rinnovano. Ogni capo, quindi, assume la personalità della cliente che me lo ordina, tiene conto dei suoi gusti e delle sue necessità, non ce n’è mai uno uguale all’altro…Ho anche una licenza di ambulante itinerante e un’Ape Piaggio lilla attrezzata per portare in giro tutti i miei capi, con la quale giro per la città e che utilizzo principalmente come vetrina.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Sono cresciuta in laboratorio, mia mamma e mia nonna facevano questo lavoro. Probabilmente, senza rendermene conto, è nata allora. Si è poi manifestata quando le mie figlie erano piccole, con il desiderio di creare vestiti per loro. Ed è proprio da lì che ho cominciato, facendo vestiti per bambine.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Non c’è un momento più duro ma tante difficoltà seminate lungo il percorso anche se quello che ricordo con più ambascia è sicuramente il momento del salto dalla certezza all’ ignoto. Lasciare il “garantito” di uno stipendio fisso, alla mia età, per l’incognita di un lavoro tutto da inventare è stato sicuramente stimolante ma anche molto difficile, quanto lo può essere gestire la paura.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Curiosando in giro. Mi piace sperimentare. Spesso utilizzo tessuti d’arredamento, che mi affascinano per la trama e i colori e che utilizzo come particolari o risvolti per giacche e cappottini. Insieme alla seta sono fondamentali per creare contrasti cromatici che impreziosiscono e conferiscono personalità agli abiti. La mia ricerca non si limita ai tessuti, però, perché da anni ho abolito le classiche asole. Creo chiusure fatte a mano con elastici colorati e perle di vario genere che spesso mi procuro smontando collane. Plastica a parte, che ho bandito completamente, utilizzo vetro, argento, legno, semi, metalli vari.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

È fondamentale. Ho scelto di lavorare in atelier e non in negozio proprio per questo. Ricevo su appuntamento perché mi piace dedicarmi alla cliente che, quando viene da me, cerca anche consigli su modelli, colori e abbinamenti da scegliere. Nel tempo che si trascorre insieme ci si racconta anche un po’, si impara a conoscersi e a fidarsi. Credo che alle mie clienti faccia piacere, di sicuro arricchisce molto me. Non saprei lavorare diversamente. Anche quando sono in giro con l’Ape mi piace che le persone si fermino anche solo per scambiare due parole.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Bisogna armarsi di coraggio e perseveranza. Bisogna crederci fino in fondo perché i momenti difficili ci sono e si superano solo con forti motivazioni. Sul piano pratico il mio consiglio è di essere curiosi, si possono prendere spunti da qualsiasi cosa, anche dalle cose “brutte” si possono cogliere particolari che, guardati attraverso la lente del proprio gusto personale, si trasformano in dettagli di tutto pregio. Non copiare mai! Anche se è meno faticoso perché l’importante nel “fatto a mano” è mettere in ogni pezzo una parte di sé, è quella che fa la differenza, che rende unici e irripetibili le cose che si realizzano. Non bisogna avere la pretesa di piacere a tutti, ci trascinerebbe inevitabile nel banale, bisogna invece osare, dare un’impronta personale e riconoscibile al nostro operato e cercare il pubblico che apprezza il nostro stile.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

È capitato qualche volta. Credo che se ci fosse un progetto concreto di scambio e collaborazione sarebbe di grande aiuto e arricchimento a livello professionale ma anche sul piano personale.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Si, è un abito da bambina che ho chiamato “fiocco”. È stato il primo vestito che ho fatto alle mie figlie e che ha, di fatto, sancito il mio ingresso in questo mondo. È stato l’abito che, in assoluto, ho venduto di più.

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