Le interviste

A tu per tu con la sarta che ama il silenzio…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Antonella, protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti. 

Mi chiamo Antonella Loparco, classe ’95, vivo in un borgo bellissimo dell’entroterra barese. 

Mi sono diplomata in un istituto d’arte con un indirizzo specifico per l’arte e il restauro del tessuto; allo stesso tempo cucivo i miei primi modelli in un laboratorio sartoriale del mio paese. Finite le superiori, mi sono specializzata come modellista nell’Accademia Sitam di Lecce, passando i miei tre anni di formazioni tra shooting e sfilate in giro per l’Italia. 

Se dovessi parlare delle mie passioni, finirei per parlare del mio lavoro. 

Amo l’arte in ogni sua forma; amo viaggiare, ma non amo i viaggi fatti di solo relax. Preferisco mille volte i viaggi colmi di appuntamenti, di luoghi da scoprire, di storia da conoscere e di bellezze uniche da ammirare. Quei viaggi in cui la sera sei tanto stanco che le gambe non ti reggono più e la reflex ha l’sd piena. 

Amo tutto ciò che ha origine dalla creatività, quel tipo di espressione che non ha lingua, non ha bisogno di parole. 

Amo il silenzio, quel silenzio dove le idee più folli e le emozioni si mescolano fino a creare ciò che altrimenti mai sarebbe stato pensato. 

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale? 

Ho sempre disegnato sin da bambina e già allora creavo abiti da far indossare alle mie bambole. 

Durante il mio percorso di studi l’arte, la sartoria, il disegno e l’amore per i tessuti si sono intrecciati tra loro, ma solo pochi anni fa ho compreso quanto tutte queste mie passioni, sarebbero potute essere le fondamenta ideali alla creazione di un brand. 

Agli inizi della mia carriera nel mondo del lavoro, immaginavo non avrei potuto spingermi oltre la posizione di sarta e modellista. Ma non immaginate quanto mi sentissi limitata e soppressa da queste due uniche mansioni. Con tanto coraggio e ambizione, ho deciso di approfondire l’aspetto stilistico e soprattutto quello che era il mondo dell’illustrazione e del surface pattern design, fino a trovare la strada giusta, la strada che davvero mi avrebbe portata a rendere le mie passioni il lavoro più bello del mondo! 

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro? 

Il momento più duro è stato quando ho deciso di essere una stilista e illustratrice a tempo pieno, quasi in esclusiva per me stessa. Metterci la faccia, mi creava non poca ansia. La mia estrema emotività è sempre stata un limite finché non ho deciso di trasformarla in forza motrice per il mio percorso.

A quel punto, ogni giudizio inconcludente non aveva più chissà quale peso, perché credere in degli obiettivi e seguirli senza remore erano la sola strada giusta. 

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni? 

I tessuti per me sono l’inizio del intero processo creativo. Utilizzo quasi sempre tessuti disegnati da me, stampati in Italia su fibre naturali o sostenibili. Ogni illustrazione che realizzo esprime valori, simboli e idee accomunabili alle donne e alle loro qualità.

Le mie maestre di sartoria, mi hanno sempre insegnato che scegliere un buon tessuto avrebbe portato quasi per certo ad un risultato eccellente, perciò scelgo fibre durevoli, eccellenti per qualità e che facciano bene al nostro corpo come il cotone organico e la seta hobotai. 

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Creare un rapporto con il cliente è necessario e bellissimo. Necessario perché in questo modo posso capire come poter accontentare le loro esigenze nel migliore dei modi, come il mio lavoro possa essere modificato per diventare sempre più efficiente; bellissimo perché mi permette di conoscere gente, potenzialmente da qualsiasi parte del mondo, attraverso uno schermo e di creare rapporti che vanno spesso oltre il lavoro e si tramutano in una vera e propria amicizia! 

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Di dare sfogo al proprio estro creativo e non aver paura di sbagliare. Il miglior modo per imparare e provare a fare cose che mai avreste pensato! Non limitate mai le vostre idee, i progetti migliori vengono sempre fuori dalle idee più folli!

 Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade? 

Certo! Mi piace molto collaborare con altri creativi. È sempre molto stimolante e benefico lavorare con chi ha obiettivi simili al mio, è spesso fonte di grandi idee. 

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Un paio d’anni fa, decisi di propormi in un concorso di sartoria. Era la primissima volta in cui partecipavo ad un evento come stilista e non più come alunna di un’Accademia di moda, affiancata da tutti i miei compagni di corso.

 Avevo una paura folle ma al contempo non vedevo l’ora arrivasse quel giorno.

Per quel concorso, realizzai un abito dalle linee innovative e per la prima volta scelsi di disegnare un tessuto con un pattern che esprimesse un’emozione, uno stato d’animo e un elemento naturale al tempo stesso. Scelsi di rappresentare il mare in tempesta, fatto di sole pennellate grafiche dalle mille sfumature di blu e di verde acqua; scelsi di farlo stampare su un voile di seta per rendere il tessuto morbido e fluttuante come fosse acqua che scorresse.

Ero orgogliosissima del mio lavoro e se anche quel concorso per me non ebbe esito positivo, fu l’inizio di un percorso conoscitivo e artistico.

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