Le interviste

A tu per tu con l’artigiana che si sente libera creando…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Agnese, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo prgetto. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Mi chiamo Agnese e sono l’artigiana dietro Nàbuk handmade. Ho 23 anni, vivo a Roma e sono una ragazza molto sensibile e abbastanza introversa, non amo proprio stare al centro dell’attenzione.

Riguardo ciò che amo, oltre disegnare e giocare con i tessuti (passerei giornate intere tra la matita e la macchina da cucire! ), sono… i gatti – sono una gattara DOC – e la natura che è sempre la mia fonte d’ispirazione e un posto dove immergermi per fuggire dal caos della città.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

La passione per il fatto a mano c’è sempre stata, direi che è nata con me. Il pensiero che potesse diventare una professione non mi aveva mai sfiorata, fino a quando, dopo la maturità, mi sono ritrovata a dover scegliere chi volevo essere. Mi sono diplomata in agraria, tuttavia sentivo che la mia strada non era quella; così ho iniziato ad interessarmi ai corsi di artigianato, tra cui uno di pelletteria che mi avrebbe portata a lavorare in quel campo per un anno e mezzo. La pelletteria è stata il mio primo amore!

Da lì in poi le cose si sono evolute: sentivo il bisogno di sperimentare nuovi modi per unire le mie due più grandi passioni, il disegno e l’artigianato. Quindi ho iniziato a stampare le mie illustrazioni su tessuto creando fasce ed altri piccoli accessori. E così, è nato Nàbuk.

Anche se ho accantonato la pelletteria ho scelto un nome che me la ricordasse; Nàbuk, oltre ad essere un tipo di pelle, è l’unione di due parole “new” e “buck” che letteralmente significa “nuova pelle”, perché è nato in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di cambiare.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Ho iniziato da poco questo progetto, ma il momento più difficile è stato sicuramente accettare che questo era il lavoro che avrei voluto fare, accettarlo e poi ovviamente farlo capire agli altri. Poi ci sono giorni in cui gli attacchi di panico mi tengono compagnia e intrappolano la mia creatività; ecco, non è affatto semplice gestire l’ansia e parallelamente far crescere Nàbuk, è ancora una strada in salita ma il lavoro artigianale è come una cura per me!

Creare mi calma, mi fa sentire più serena e libera di essere me stessa. È una terapia ed è qualcosa che consiglio a tutti di provare nei momenti difficili.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Ho iniziato creando fasce e piccoli accessori stampati con i miei pattern, quindi scelgo il tipo di tessuto da stampare in base al progetto che voglio realizzare. Ultimamente, ad esempio, sto usando molto la similpelle combinata al tessuto di sughero o ad altri materiali.

Faccio molta attenzione sia alla qualità e durabilità dei materiali, sia al metodo di stampa che sostenga nuove tecnologie a basso spreco energetico e l’uso di inchiostri atossici ed ecologici a base d’acqua.

Tengo molto alla filosofia del “non sprecare”, cerco di progettare il lavoro in modo da utilizzare tutto il tessuto a disposizione, e se avanza qualche scarto lo conservo in attesa di dargli una nuova forma. Credo che questo possa essere un “pensare sostenibile”, ed è anche ciò che un lavoro artigianale consente di fare rispetto ad una produzione industriale.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Curo moltissimo il rapporto con il cliente: è fondamentale. Ci vuole rispetto e trasparenza da entrambe le parti, ma per me che sono un’empatica è un’occasione anche di scambio emotivo: in fondo, non sto vendendo solo un pezzo di stoffa ma un pezzo di cuore! Ogni mia creazione è diversa e unica, ha una storia dietro proprio come le persone che decidono di acquistarla.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

A chi ha una passione come la mia consiglio di coltivarla sempre! Non perché debbano per forza farne un lavoro ma perché creare fa bene al cuore e fa bene anche a chi guarda.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Al momento non collaboro con altre artigiane, ma sono in contatto con alcune di loro, le seguo e le supporto quando posso.

Penso sia importante mantenere un collegamento con altre realtà creative, per restare sempre ispirata e motivata, soprattutto sapendo che dietro a quel lavoro ci sono donne che si  rimboccano le maniche ogni giorno.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Amo tutte le mie creazioni in maniera diversa, perché tutte fanno parte del mio percorso di vita. Ma le creazioni alle quali mi sento più legata sono i segnalibri. In similpelle stampata con i miei disegni, morbidi ma al tempo stesso resistenti, piccoli, un po’ come me.

Inoltre sono coloratissimi e mi mettono subito di buon umore. Mi ricordano il mio amore per la pelletteria dove tutto è iniziato, e il percorso che ho fatto per arrivare a quella che sono ora.

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