Le interviste

A tu per tu con l’educatrice tra stoffe e bottoni…

Abbiamo fatto qualche domanda a Valentina, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo progetto. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Valentina, una semplice ragazza di 25 anni con la voglia di far uscire tutti i sogni dal cassetto. Il mio ruolo professionale è quello di educatrice ed attualmente sto lavorando in un asilo nido, ma ho deciso di provare a trasformare la mia più grande passione in una piccola attività lavorativa. Pazienza e determinazione mi hanno sempre accompagnata, mettendo puntualmente a tacere la mia timidezza, sono i miei assi nella manica in ogni ambito della vita; quando a queste costanti aggiungo l’amore per ciò che faccio, lì trovo la mia pace.

Sono i dettagli a fare la differenza e per questo ricerco in ogni mia creazione quel che possa rispecchiare l’unicità di chi la indossa.

Ho creato un mio piccolo brand di costumi all’uncinetto, MinéLab, un progetto che è nella mia testa da anni e che finalmente ha preso forma.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

L’handmade prima di diventare un lavoro è da sempre la mia più grande passione, con radici davvero molto profonde che si intrecciano con i miei affetti più cari.

Nonna Marisa lavorava come sarta e ha sempre prodotto dei veri e propri capolavori, ho sempre ascoltato con incanto le sue storie di come da piccina cuciva i vestiti alla sua bambola e di quando il suo papà le regalò la sua prima macchina da cucire. 

Mamma Angela e zia Rosy hanno da sempre lavorato ai ferri e all’uncinetto e sono state proprio loro ad insegnarmi i primi passi circa le tecniche di lavorazione.

Non ricordo nemmeno con precisone l’età in cui con dei piccoli ferri di plastica producevo sciarpine dai bordi imprecisi e i punti irregolari nelle domeniche pomeriggio a casa dei nonni. Ho sempre curato negli anni questa mia voglia di creare, arricchendomi di manualità, esperienza e conoscenza.

La lista delle cose che ho realizzato è infinita, partendo da semplici sottopentola e centrotavola, a gilet per nonno Franco e nonna Marisa, fino ad arrivare a cuffie maglioni e sciarpe ai ferri per il mio ragazzo, ricami, borsette ed orecchini all’uncinetto per le mie amiche.

La mamma del mio ragazzo, inoltre, anche lei appassionata di questo mondo, mi ha contagiato con l’handmade per bambini così sono nati pupazzetti, scarpine e copertine.  

Nel 2018 creo il mio primo top e successivamente il mio primo costume. Da quel momento il pensiero di creare un brand tutto mio non mi ha più lasciata ma mi mancava il tempo, lo studio e soprattutto il coraggio.

Nel 2019 la mia migliore amica mi regala un manuale per lo sviluppo delle taglie accompagnato da un biglietto con una bellissima frase “ogni seme sa come diventare albero” e così è stato, ho deciso di far tesoro di questo prezioso dono.

Ho impiegato tutto il tempo del lockdown per colmare ogni mia lacuna che mi impediva di realizzare un costume ad hoc e così, per gioco e per noia ho iniziato a pubblicare le mie creazioni sul mio profilo personale di Instagram, accompagnate da video mentre lavoravo e foto dei dettagli. Inaspettatamente le persone si sono interessate, inizialmente solo complimentandosi e poi iniziando a commissionarmi i prodotti. Ho iniziato così a vendere tramite il passaparola.

Con l’inizio del nuovo anno, ho aperto la pagina tutta dedicata ai miei costumi.

Le ho regalato il nome che da sempre volevo destinare a questo mio progetto, MinéLab, dal vezzeggiativo parmigiano con cui mi chiamava il nonno, che è per me una carezza sul cuore, dando lo stesso valore alle mie realizzazioni. Sempre alla mia infanzia rimanda anche l’idea di pubblicizzare i costumi facendo una copia uguale ma in miniatura da far indossare alle mie barbie, proprio come facevo da bambina.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Forse, il momento più difficile è stato l’inizio. Quando un sogno è nella tua testa e rimane tale, è nutrito di desiderio e passione, è perfetto, inviolabile. Ma quando, per poterlo realizzare, lo devi mettere a nudo e portarlo nella realtà, è lì che si può sporcare, rompere, può sembrare troppo grande per te o alla portata di qualcun altro. Invece abbiamo il dovere di impegnarci tutti i giorni affinché, una volta concretizzato, quel sogno ci dia la stessa energia e la stessa spensieratezza di quando ancora era in forma grezza nei nostri pensieri.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

La scelta dei materiali per realizzare i miei costumi è forse la parte più lunga dietro alla loro produzione. Un prodotto fatto a mano deve avere un’ottima qualità, in termini di tatto, di appagamento visivo e di durata nel tempo. Per vendere un prodotto, questo deve prima convincere al 100% chi lo produce, così ho girato vari negozi prima di trovare quello di fiducia, che mi desse il cotone perfetto garantito per resistere all’acqua e al sole, con i colori che più si avvicinano ai miei gusti, la lycra per foderare e il giusto filo per cucire affinché non rovini la stoffa e l’intreccio dei punti all’uncinetto.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Penso sia fondamentale instaurare un ottimo rapporto di fiducia e trasparenza con chi segue e compra i propri prodotti. Chi decide di acquistare un capo o un oggetto handmade, è perché ha voglia di indossare e scoprire qualcosa di totalmente unico, pensato e realizzato secondo i propri gusti, il proprio stile e le proprie forme. Alle mie clienti offro il servizio “soddisfatte o risistemate”, perché appunto quello che loro acquistano deve calzare a pennello e piacere in ogni minimo dettaglio, altrimenti si va ad acquistare merce industriale in un negozio.

Quando le ragazze mi contattano per acquistare dedico a loro tutto il tempo necessario per pensare insieme le linee, i colori, gli abbinamenti e i dettagli.

Non ho misure standard, ma, sempre per la politica del creare cose che si adattano a chi le desidera, chiedo le misure del loro costume preferito e da lì sviluppo la taglia.

Nel cartellino dei miei costumi, inoltre, lascio anche il mio Whatsapp personale, per creare un canale immediato per qualsiasi chiarimento.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Sembra banale ma bisogna sempre osare e credere nelle proprie potenzialità perché sono questi piccoli spunti che nutrono le nostre idee.

Bisogna avere il coraggio di intestardirsi e concretizzare ciò che si vuole, dare consigli, valorizzare e rispettare le idee altrui, ascoltare senza però farsi influenzare.

Il mondo dell’handmade è davvero ampio, per questo è fondamentale riporre in ciò che si crea il nostro gusto e un po’ della nostra storia personale, per non uniformarsi a ciò che già il mercato offre.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Purtroppo, no, non collaboro con altre donne anche se ho provato ad avanzare alcune idee perché mi piacerebbe molto. Credo tanto nella condivisione e nel supporto reciproco come regola di vita in generale, a maggior ragione in una passione; infatti quando alcune mie amiche e conoscenti si sono buttate nella vendita dei loro prodotti ho pubblicizzato sui miei social e tramite il passaparola; penso che chi lavora nel campo dell’handmade non debba vedere gli altri come competitors, che mi sembra più un affare dei grandi brand. Non tutti purtroppo la pensano così, ma io mantengo salda la mia idea di vedere la passione come un filo che tiene unite le persone che la condividono, prima che come lavoro.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Ogni creazione che ho realizzato è un po’ la mia creazione del cuore, perché ad ognuna è associata una persona oppure un periodo particolare.

Forse, se dovessi per forza deciderne una, la scelta ricadrebbe tra i miei ultimi bikini, perché sono il mio sogno che ha preso forma durante un periodo difficile e mi ha aiutata a non arrendermi, regalandomi spensieratezza. In particolare, quello color ottanio con rifiniture avorio, perché mi fa impazzire quel colore, la semplicità della forma con quel tocco di eleganza dato dal pizzo in contrasto.

Se riguardo le foto di ciò che ho realizzato o il prodotto stesso, riesco a ricordare perfettamente ciò a cui stavo pensando, un po’ come se ogni intreccio intrappolasse i miei pensieri e mentre realizzavo il mio costume ottanio immaginavo una bella giornata d’estate, con i capelli al vento, la pelle sporca di sale, l’abbronzatura messa in risalto dal suo bel verde, come un piccolo momento di libertà e respiro . Veniamo tutti da un momento difficile, chi per una ragione e chi per un’altra, abbiamo tutti bisogno del nostro ossigeno. Ecco, il fare questo costume mi ha regalato una pausa dai pensieri affollati in testa, perché l’attenzione era tutta riposta su di lui, ma anche dopo, una volta concretizzato, mi ha resa soddisfatta e felice. Un’idea che ha preso forma attraverso le mie mani, rimanendo fedele a come avrei voluto che fosse.

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