Le interviste

A tu per tu con la sarta che rifugge la noia…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Anna, protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Anna Salvigni, ho 23 anni e provengo da un piccolo paese in provincia di Biella.

All’età di 18 anni ho iniziato la mia esperienza presso l’Istituto Secoli di Milano, dove nel 2018 mi sono diplomata come modellista donna.

Prima di frequentare questa scuola sapevo solo disegnare, non avevo mai preso in mano ago e filo, ora non posso più farne a meno.

In generale amo tutto il mondo dell’arte e spesso prendo ispirazione per le mie creazioni.

Sono una ragazza molto determinata e quando mi metto in testa qualcosa mi impegno per raggiungerla. Sono anche molto lunatica e spesso sono la prima a non andare d’accordo con la mia testa, ma forse è proprio questa la mia forza, mettermi in dubbio e cercare continuamente nuovi obiettivi da portare a termine.

Sono anche iperattiva e non riesco a stare ferma per più di cinque minuti, devo trovare continuamente qualcosa che mi impegni la mente, in generale non mi annoio mai:)

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

La passione per l’handmade non so neanche io quando sia nata.

Penso che se qualche anno fa, quando non sapevo ancora cucire né fare un cartamodello, mi avessero detto che questo mondo sarebbe diventato il mio mondo e la mia più grande passione, non ci avrei creduto minimante, anche mia mamma me lo ripete spesso 🙂

La passione è nata ”strada facendo”, il primo anno di scuola alla Secoli volevo mollare tutto, la vita da pendolare era faticosa, poi ho ho preso casa a Milano e tutto è diventato più semplice e ho iniziato ad innamorarmi di questo lavoro sempre di più e continuo farlo tutt’ora.

La mia grande fortuna è quella di aver avuto la possibilità di studiare, per questo devo ringraziare i miei nonni e subito dopo i miei genitori che mi hanno dato la possibilità di trasferirmi  a Milano per gli studi.

Il mio sogno è quello di diventare affermata e conosciuta a livello mondiale, forse sto solo pensando troppo in grande, ma so che è un progetto a lungo termine e ciò che sto facendo è molto importante, sono le basi per la mia carriera.

Spero, quindi, dopo diverse esperienze come sarta o modellista in diverse aziende di poter aprire la mia attività.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Sicuramente il periodo più difficile è stato il primo anno di Accademia a Milano, ero pendolare e alla fine dell’anno gli orari dei treni e dei ritardi, gli esami a scuola iniziavano a farsi sentire, volevo mollare tutto, non ero più sicura di volere frequentare il secondo anno, non ero sicura se era la scuola giusta per me, se era davvero la mia strada, il mio futuro.

Succede che arriva l’estate, mi svago, mi diverto e i miei decidono di prendermi un piccolo appartamento in periferia per riuscire a studiare Milano. Sono felice  e inizio cosi il secondo anno, con la grinta che l’anno precedente avevo smarrito.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

In realtà sono loro a scegliere me:)

Scelgo i tessuti in base all’istinto e l’ispirazione di quel giorno oppure in base ad un progetto, una determinata collezione.

Di solito va a finire cosi: quando sono al negozio di tessuti, o quello di fiducia nel mio paese o a Milano, entro con idee ben precise su quello che andrò ad acquistare, finisce che mi innamoro di pezzi unici, in cui vedo la loro futura vita, perché sì, tratto i tessuti come piccoli esseri a cui riesco a dare un’esistenza.

Prediligo in generale le  stoffe molto particolari ed eccentriche, perché penso che ogni donna debba sentirsi unica infatti,  io mi sento al settimo cielo quando so che sto indossando un capo che ho solo io.

Quando scelgo, invece, stoffe più ordinarie e comuni allora so che realizzerò  un modello più ricercato per rendere non comune anche ciò che apparentemente lo è.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Io credo che sia fondamentale instaurare un rapporto con chi mi segue, le persone devono fidarsi prima di tutto della mia persona e stimarla di conseguenza potranno apprezzare quello creo, non tutto ovviamente perché non tutto può piacere.

Credo che sia giusto mostrare ai propri seguaci non solo i momenti belli, in cui va tutto bene, ma anche quelli negativi, quelli in cui siamo più vulnerabili, alla fine solo in questo modo puoi farti conoscere.

I social, ormai sono diventati il cuore del marketing, bisogna saperli sfruttare al meglio, secondo il mio punto di vista. Adoro capire quello che piace ai miei seguaci, credo che Instagram mi stia aiutando molto , perché anche dei semplici sondaggi nelle storie può farmi capire quale sia la direzione da seguire, senza influenzarmi, sia chiaro 😊

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Alle donne con la mia stessa passione consiglio di coltivarla delicatamente, di non mollare mai oppure di farlo solo per capire se è la propria strada.

Non esistono percorsi facili, altrimenti sarebbe una noia!

Per questo meraviglioso mondo bisogna tirarsi su le maniche e mettersi a lavoro, mi sono accorta che non si finisce mai di imparare e quando pensi di avere appreso, ad esempio, come cucire una tasca a filetto scopri poi, che esistono altri dieci modi.

Il mio consiglio è anche quello di non accontentarsi mai, perché non si sa quando si è arrivati, accontentarsi significa “sedersi” e per questo lavoro è concesso sedersi solo per cucire 🙂

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Per il momento non mi è capitato di collaborare con altre donne che svolgono il mio stesso lavoro, ma spero che in futuro possa capitare , non c’è cosa più bella di condividere la stessa passione, poi si sa che due menti sono sempre meglio di una.

Collaboro tuttavia, con molte ragazze che si prestano per indossare le mie creazioni, per me non sono solo modelle , ma amiche con le quali instauro un rapporto prima dei servizi fotografici, io stimo loro e loro stimano me.

Credo che l’handmade sia conosciuto, ma non abbastanza, quando pensi a questo lavoro la prima immagine è quella delle sarte di una volta, ora ci sono molte giovani donne che hanno intrapreso questo percorso e solo insieme possiamo far capire quanto sia meraviglioso questo mondo e quanto sia prezioso conservare un mestiere così antico, ma sempre in evoluzione.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

PERFECTNO, è un progetto al quale sto lavorando da dicembre 2019 e sono molto legata, perché riguarda un pezzetto della mia vita.

Ho faticato per decidere che un problema sociale così attuale diventasse il cuore  del progetto, tuttavia alla fine mi sono fatta forza e ho scelto: disturbi alimentari, anoressia.

L’avevo vissuta, non del tutto superata… mai avrei immaginato di ritrovarmi, dieci anni dopo a parlarne come tema di una mia collezione di abiti.

Perchè si, fa ancora male… ma solo parlandone posso aiutare ME e le tantissime persone che ne soffrono, questo è lo scopo del progetto PERFECTNO.

Il nome nasce dalla stessa malattia, da quel concetto di perfezione che cerchi disperatamente, ma che ti accorgi essere così effimero, quindi PERFECT NO!

Ho creato tre outfit, identificati ognuno da un aggettivo: FRAGILE, il momento della malattia, VULNERABLE, il momento in cui si combatte per sconfiggerla, STRONG, il momento di rinascita.

Ogni dettaglio è studiato minuziosamente, a partire dalla scelta delle stoffe, ho optato per due tessuti e due colori, il crepe cady bianco che rappresenta la malattia, il tessuto leggero e quasi trasparente rappresenta la pelle che dimagrendo diventa  sempre più sottile ; il Rubelli di colore cangiante rappresenta invece, la rinascita , la forza di riprendersi in mano la vita più forti di prima.

Nei tre outfit si contrappongono volumi ampi e rouches a linee più dritte e rigorose, alti e bassi come la stessa malattia.

È un tema molto delicato e allo stesso tempo forte, il mio obiettivo è quello di far conoscere questo argomento attraverso i miei abiti a più persone possibili, perché viene spesso sottovalutato.

Insieme a questi tre look ho deciso di creare anche un capo più accessibile, una T-shirt  handmade con una stampa disegnata e ideata da me.

Il disegno rappresenta una linea centrale, la vita interrotta dalla malattia, il crisantemo, fiore simbolo di dolore; una volta superata avviene la Rinascita, la farfalla.

Una T-shirt simbolo che tutti ce la possono fare!

Ho già in mente diversi servizi fotografici da realizzare con questi outfit, con diversi fotografi e modelle, uno dei quali sarà proprio a Milano, non vedo l’ora:)

Un’altra cosa che ho in mente e spero di riuscire a realizzare è di portare il progetto PERFECTNO all’interno delle scuole, dalle medie alle superiori, per sensibilizzare i giovani e cercare di aiutare quelli che sono dentro a questo vortice.

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