Le interviste

A tu per tu con la sarta che si esprime cucendo…

Abbiamo fatto qualche domanda a Vanessa, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Iello”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Ciao! Sono Vanessa, ho 31 anni e vivo a Saronno (VA), la città degli amaretti incastrata tra 4 province. Ho frequentato l’Istituto d’arte con indirizzo arredamento ma non era affatto la mia strada. Per molti anni ho fatto vari lavori, operaia in catena di montaggio, cuoca, fotografa, maestra d’arte e, nel tempo libero, cucivo/cucio pupazzi con materiali di scarto, anzi FLUPAZZI (@Flupazzi su IG E FB).
Ora ho il mio progetto personale, IELLO. Dentro c’è la voglia di fare moda sostenibile ed inclusiva ma ho molto lavoro ancora da fare. Sono autodidatta, ho imparato a cucire e ricamare grazie a vecchi manuali trovati nei mercatini e qualche bacchettata sulle dita dalle sciure sartine che incontro.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?                                                                                          

Ho sempre fatto cose con le mani, dai mobili alle stampe in camera oscura fino alle marmellate. Mi piace sporcarmi le mani. L’handmade è l’unica costante nella mia vita e ho voluto provarci sul serio. Nei negozi di vestiti non trovavo abiti della mia taglia che fossero belli e colorati, qualcosa che esprimesse davvero la mia personalità.
Ho deciso di cucirmeli da me, e dopo qualche tempo ho sentito che poteva essere un progetto più ampio. IELLO è nata dalla volontà di far sentire belle, comode e preziose anche altre donne.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Ho riflettuto molto su questa domanda e credo che non ci sia un solo momento duro, ma è più una costante. Mi spiego, progettare i modelli, i prototipi e relativi fallimenti, scegliere colore e stoffa giusta, fare le foto, scrivere le descrizioni sono tutte decisioni da prendere. La paura di sbagliare è sempre li, ma la motivazione a farlo è forte e cerco di mediare quotidianamente.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?


Prediligo fibre naturali, fatta eccezione per la viscosa. Tessuti fermi di peso medio leggero, anche se da poco ho introdotto del cotone denim recuperato da scarto industriale. Sempre più spesso vengo in contatto con persone che lavorando nella manifattura tessile hanno pezze e vecchi campionari diretti al macero, ed io sono ben disposta a recuperarli.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?


Fondamentale! Cerco sempre di tenere a mente le esigenze dei miei clienti. Mi piace fare sondaggi, fare domande e capire . Mi piace scrivere i post, raccontare i miei processi mentali e produttivi e voglio rendere partecipe chi mi segue attraverso il mio racconto. 

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Sii costante e motivata, continua per la tua strada e sperimenta un tuo linguaggio e una tua estetica, esci dal trend. Tieni a mente il tuo cliente, raccogli i feedback e ricordatene nei momenti difficili. Ci saranno i momenti difficili, ma la tua passione deve urlare più forte

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Non ho mai collaborato ad un progetto vero a più mani, però Silvia di PHIL DI COTONE e Chiara di RUPE sono amiche vere, anche fuori dall’internet. Negli anni ci siamo confrontate sui nostri lavori e progetti. Ci siamo viste crescere ed evolverci.

Il confronto ed il sostegno di altre che possono capirti, ecco perchè una rete di donne unite è importante.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Ho 2 capi che raccontano bene la mia storia

La prima gonna. L’ho cucita per me, perché nei negozi non trovavo mai nulla che mi piacesse. Era una gonna a ruota anni 50 in raso blu notte, e mentre la cucivo sentivo le voci di chi “ma la gonna a ruota ti allarga” o “secondo me non ti starà bene con il fisico che hai” “sei grassa, dovresti nascondere le gambe”…..
Io, imperterrita, imbastivo e stiravo, costruivo quella che per me non era solo una gonna ma la scelta di vestirmi come mi pareva. Un atto politico di autodeterminazione!
Perchè quello che non riuscivo a fare, prima di cucirmi l’interno armadio, era esprimermi.
Mi nascondevo dietro vestiti NERI, NERISSIMI perché si sa, “il nero sfina”, ma così facendo non rappresentavo la mia personalità, e dentro urlavo GIALLO!
L’altro capo che mi racconta è una giacca corta tipo Chanel, dubleface, un lato a righe in denim e l’altro lato giallo, ovviamente 🙂  La stavo fotografando per metterla in vendita ma ho capito che quella giacca ero io e me la sono tenuta per me.

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