Le interviste

A tu per tu con la sarta che smaschera i nostri tabù

Abbiamo fatto qualche domanda a Sara, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo progetto “Nin Handmade”. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Sara ho 30 anni e sono le mani e la mente di Nin Handmade. Mi ritengo una persona molto appassionata e poliedrica, infatti dopo l’istituto d’arte mi sono laureata in Culture e Tecniche del Costume e della Moda e in Storia Contemporanea ma mi occupo di artigianato e comunicazione…non proprio un percorso lineare!

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

“Non comprare quello che puoi fare!” – questo è stata la frase che mi ha cresciuta. Da ragazzina mi irritava questa risposta di mia mamma e di mia nonna, ma ora so che è stata sempre il motore delle mie azioni. La voglia di muovere le mani, ingegnarsi, sporcarsi. Ecco da dove nasce la mia passione per l’artigianato che ho poi trasformato in lavoro nel 2016 con il mio progetto NIN handmade: applicazioni all’uncinetto femministe e irriverenti su t-shirt felpe e accessori.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Se dovessi individuare un momento più brutto è stato quando una mini collection in cui credevo tanto non è arrivata alle persone come pensavo e per un attimo mi sono detta “E se esaurissi le idee giuste e tutto dovesse finire?”

Sicuramente però lavorare in maniera indipendente (in qualsiasi campo) è una grande altalena di emozioni…diciamo che è un po’ da stomaci forti! XD

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Nell’acquisto delle t-shirt su cui lavoro sto molto attenta alle certificazioni (sia sul tessuto che sulla filiera lavorativa) e alle taglie disponibili, prediligo il cotone organico e voglio che le taglie siano accessibili a tutte. I filati per le applicazioni invece sono sempre in cotone filo di scozia per fare in modo che non perdano colore e che rimangano sempre belli.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Penso che sia davvero essenziale e per me è sempre stato sempre naturale e bellissimo. Raccontare la mia storia mi ha permesso di entrare in contatto e in sintonia con le ragazze che mi seguono e questo le ha portate ad aprirsi, a raccontarmi le loro storie. Nei miei difetti e nelle mie insicurezze le ragazze le hanno si sono riconosciute e questo le ha fatte sentire vicine alle mie esperienze. Per questo parlo tanto di accettazione e di body positivity, che non è semplicemente dire alle ragazze “sei bella così come sei!”, ma lottare perché tutte abbiano il diritto di essere rappresentate, di trovare nella società figure in cui riconoscersi.

Ho capito da subito quanto fosse importante dare un significato vero, inviare messaggi sinceri attraverso il proprio lavoro e devo dire che questo mi ha sempre ripagata.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Penso che la cosa importante sia avere qualcosa da dire attraverso il proprio progetto, raccontare una storia e essere davvero multitasking. Al giorno d’oggi un brand non è più solo vestiti, o accessori o oggetti, è molto di più: curare ogni dettaglio, anche il più insignificante, può fare davvero la differenza.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Ho incontrato sul web (e poi anche dal vivo) tantissime artigiane che stimo incredibilmente e che mi hanno insegnato tantissimo nel mio percorso, prima fra tutte la regina dell’artigianato italiano: Gaia Segattini.

Ho ancora nel cuore l’esperienza vissuta nel 2018 con il progetto “Pink Riot” durante il Weekendoit di Ancona, quando io e altre quattro creative – Chiaralascura, le ragazze di Fhateoff e Erika Lesseri – abbiamo realizzato prodotti differenti per un’unica capsule collection: “nipples are genderless” – contro gli stereotipi di genere e allo stesso tempo presa in giro alla censura di Instagram – e li abbiamo esposti e venduti in un unico banchetto comune.

Credere nella cooperazione femminile sta alla base del mio messaggio, supportare i progetti di donne in cui crediamo spingerà altre donne a dire la propria e a mettersi in gioco e questo è importantissimo.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

La creazione a cui sono più legata in assoluto è la t-shirt centrale di tutte le mie collezioni, la #classictits. È nata quasi per gioco su una vecchia felpa da buttare ed è invece diventata la miccia di tutto il mio progetto e ha cambiato letteralmente la mia vita. Attraverso quella semplicissima applicazione ho visto i volti delle persone cambiare, da divertito a stupito a sbigottito. È assurdo come un semplicissimo disegno realizzato all’uncinetto possa far venir fuori alle persone i più reconditi tabù: non è un seno vero, nemmeno una foto, è solo un insieme di fili che rappresentano un seno, ma per le persone è comunque qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa di irriverente, sbruffone, volgare. Questo dovrebbe farci pensare molto su quanto lavoro c’è ancora da fare per la liberazione dei corpi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *