Le interviste

A tu per tu con la sarta che sta bene cucendo…

Abbiamo fatto qualche domanda a Federica, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo “Centore”. Curiosi di sapere cosa ci ha detto di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti .

Sono Federica Centore, ho trentuno anni, una figlia, e ho scoperto con mia grande sorpresa di avere una forte determinazione e una grande forza di volontà.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria avità imprenditoriale?

Fina da bambina ho sempre avuto la passione per i vestiti, sognavo di cucirmi vestiti fantastici e pomposi, come Rossella O’Hara aveva fatto con le tende verdi, e spesso ho distrutto le tappezzerie di casa per provare a farmi gli abiti principeschi che immaginavo. Passione che non è mai stata assecondata dalla mia famiglia, anzi, sebbene mia madre portasse me e mia sorella dalla sarta a farci cucire gli abiti da cerimonia, e i costumi di carnevale, mi ha sempre scoraggiata. In adolescenza sognavo una macchina per cucire e un corso di cucito, ma non se ne parlava, però un giorno ho trovato abbandonata vicino a un cassonetto una vecchia Toyota casalinga, me la sono portata a casa e così ho finalmente cominciato a cucire. Purtroppo con zero cognizione di causa, facevo solo disastri ed era molto frustrante, non avendo nessuno che mi insegnava le basi, erano più gli obbrobri che le cose indossabili. E si trattava per lo più di trasformazioni: prendevo abiti da uomo e provavo a stringerli. Diciamo che ero più brava a fare cose a mano. Così è andata fino ai 24 anni quando una sartoria ha aperto nella mia città e ho barattato delle lezioni di cucito in cambio di fotografie e gestione social della stilista. Qui è stato quando ho preso confidenza con la macchina da cucire, che è stato lo scoglio tecnico più difficile da superare. Nel frattempo mi ero laureata in lingue orientali, con grandissima sofferenza perché non sognavo altro che lavorare con le mie mani, ma anche questa volta il destino è stato abbastanza chiaro: la mia mitica professoressa di letteratura cinese organizzava un laboratorio teatrale, in cinese, insieme a noi studenti, anche se io non avevo diritto a parteciparvi , mi sono imbucata e proposta come costumista, dopo quell’anno mi hanno sempre chiamata per ogni spettacolo, all’inizio semplicemente prendevo vestiti usati e li modificavo, piano piano, avendo a disposizione sempre più fondi ho cominciato a farli da zero con l’aiuto di una sarta. Poi sono rimasta incinta, in una situazione assolutamente precaria, ma ho deciso che questa era la mia strada, ho fatto un corso di modellistica industriale, che era un aspetto tecnico che mi mancava, ho superato a pieni voti tutti gli esami, nonostante mia figlia fosse piccolissima, e ho cominciato a fare kimono e postare le foto su instagram, piano piano le persone hanno cominciato a seguirmi e a ordinarmi abiti, kimono e Nekutie, le fasce in seta ricavate da cravatte vintage, che avevo iniziato a fare per me e qualche amica. Ed eccomi qui 🙂

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Ci sono sempre i momenti duri, essendo una mamma, per me è dura quando devo scegliere tra mia figlia e il mio lavoro, è un’equilibrio sottile, lavorare e guadagnare e stare abbastanza insieme a lei. Ci sono state volte in cui ho perso dei lavori perché non potevo dedicare la giusta attenzione a entrambe le cose. A volte sogno che un giorno avrò una vera sartoria con delle dipendenti e avremo una stanza a disposizione dei bambini con giochi, libri e un’educatrice. Mi piace tantissimo pensare ad esempi virtuosi dell’industria, perché sono le persone che fanno le cose, e le persone che stannobene fanno cose migliori. Forse sogno troppo in grande, ma avere degli obiettivi, anche molto lontani, e magari irragiungibili, comunque ti fa fare tanta strada.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Mi piace tantissimo ridare vita a cose che sembrano prodotto di scarto, oppure a fondi di magazzino. Praticamente soltanto per l’abito da sposa ho comprato delle stoffe nuove, rigorosamente setemade in italy,(anche se il tulle usato per le spalle è stato recuprato da un altro vestito) ma tutte le altre cose che ho fatto le ho create o partendo da scampoli di stoffe che hanno almeno 30 anni, che il mio fornitore anziché mandare al macero mi vende, oppure partendo proprio da vestiti vintage, li smonto e li rimonto. E sono quelli che quando li finisco sono sorpresa, perché io ho un’idea, ma l’idea diventa vera e tangibile davanti a miei occhi, sopra il manichino. Tutte le materie sono selezionate a mano da me, sterilizzate, lavate, e poi cucite. Ho dei rifornitori piccoli, soprattuto per le passamanerie mi piace cercarle in qualche vecchia merceria dimenticata dai più. Le cravatte che uso per fare le Nekutie anche le seleziono a mano una ad una, è più dispendioso rispetto a comprare una balla, ma prendo solo quelle che sono fatte di stoffe pregiate e che potranno trasformarsi in meravigliose #robeincapa. Anche qui ho dei rifornitori che hanno la santa pazienza di farmi frugare per ore in queste balle di cravatte, che poi io porto a casa e lavo a mano. Di solito le cravatte non dovrebbero essere lavate, o meglio andrebbero lavate a secco, ma è un processo estremamente inquinante, di solito il vintage è già sterilizzato in apposite strutture, ma a me piace lavarle, e farle stare al sole e all’aria aperta, poi dopo anni di esperienza ho sviluppato un processo per lavarle senza far perdere la forma. Ma questo è un segreto del mestiere 🙂

Dai tuoi post traspare questa voglia di entrare in contatto con chi ti segue. Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi legge e compra i tuoi prodotti?

Per me è fondamentale essere in contatto con le mie clienti, penso ci sia un’adorazione reciproca, io sono me stessa, offro quello che so fare meglio e che faccio con amore, e le persone che vengono da me si aspettano questo: trasparenza, sincerità, upcycling, rispetto per l’ambiente. E’ bello perché faccio un sacco di propaganda nelle mie stories sull’importanza dell’artigianato, di investire i propri soldi nelle cose belle, durevoli, fatte a mano, e ricevo tanti feedback positivi da ragazze che ignoravano certe cose, tipo perché la fast fashion ci fa male, o che esite il movimento della fashion revolution. E questo è bello perché so che anche se il mio pubblico è piccolo, è un pubblico attivo, che ascolta. Poi è bello scambiare opinioni, o ascoltare quello che hanno da dire anche se non sono per forza mie clienti, magari c’è qualcuno che mi segue e interagisce con me, ma non indosserebbe mai le mie creazioni, ma questo va bene lo stesso, perché finché c’è uno scambio positivo ci si arricchisce tutti.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non arrendetevi. Mai.

I periodi neri ci sono e ci saranno sempre, andate avanti, fate come se i problemi non esistessero, e iniziate! Iniziate con quello che avete! Non aspettate di avere la macchina da cucire super figa, o l’angolo cucito perfetto, quello verrà da se. Fate e metteteci il cuore, verrà ricompensato, molto lentamente, ma un buon lavoro spicca sempre. Io ho iniziato con niente, avevo una figlia piccola, una situazione familiare  difficile, non avevo neanche un tavolo e perfino la macchina da cucire me la sono fatta prestare! Ma quando le persone vedono che ti impegni, che dedichi tutta te stessa in un progetto non possono che rispettarti. Ovviamente ci saranno sempre le malelingue e gli occhi secchi ( i pettegoli e gli invidiosi) ma concentratevi su chi e quello che vi fa stare bene e vi fa crescere.

Collabori con altre donne che hanno un’attvità simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Purtroppo vivendo in un paesino nel sud pontino non ho qualcuno di fisicamente vicino con cui collaborare, ma grazie ai social ho trovato una rete di donne fantastiche che si aiutano a vicenda. La prima persona in assoluto a credere nelle Nekutie è stata Claire di Oblomova shop, uno dei negozi più fighi di Napoli, è stata la prima a prenderle in conto vendita, ad aspettare e rispettare i miei tempi, e le sarò per sempre grata (tra l’altro anche lei cuce delle borse, potreste intervistarla). Mentre una ragazza che cuce e che mi ha dato diverse volte delle dritte è Elisa Navacchi, che è una costumista specializzata in riproduzioni storiche e realizza abiti da ballo, assurdi. Lei è stata una delle prime persone sui social a incoraggiarmi, se non fosse stato per lei non so se avrei accettato di fare il vestito da sposa. E non ci siamo mai incontrate dal vivo. Mentre ho collaborato per Centore con Sara Pandanoko, illustratrice, che ha realizzato una serie di illustrazioni ispirandosi alle Nekutie. Secondo me oltre che importante lavorare insieme e sostenerci e spingerci l’un l’altra è anche bellissimo, c’è posto per tutti a questo mondo, ognuna col proprio stile e con le proprie creazioni di fianco a tante altre donne che si impegnano e creano qualcosa di bello.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Sono legata a tante cose che ho creato, ma forse il Kimono Andromaca è il pezzo più bello che abbia mai realizzato: la forma è ripresa da un haori giapponese originale, con le maniche lunghe e aperte, la fodera è una seta nera di un fondo di magazzino, e l’esterno è un lavoro complicatissimo di patchwork realizzato smontando un pantalone in cotone con tramatura i polyestere azzurro, e un velluto a costine rosso. Ci ho messo circa venti giorni di lavorazione, ho costruito il patchwork giocando con le rifiniture già esistenti dei capi (un dettaglio che adoro sono le asole finite su una spalla) e una volta finito aveva delle linee dure che ricordano un po’ l’estetica dei robot giapponesi anni 80. E ogni volta che ci penso capisco che quando creo a partire da “scarti”è un vero atto poetico: trasformale qualcosa che non è più amato in qualcosa che ha di nuovo vita e bellezza da offrire. Questi capi però, per ora, li creo solo su ordinazione, perché richiedono davvero moltissimo tempo, ed essendo sola ad occuparmi di tutto non riesco a farne quanti vorrei, poi mi piace realizzarli parlando con chi li commissiona, in modo da creare qualcosa che rispecchi la personalità di chi lo indosserà.

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