Le interviste

A tu per tu con la sarta cresciuta cucendo…

Abbiamo fatto qualche domanda ad Anna, protagonista della settimana di donneinstoffa. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Anna Venchiarutti, abito in un paesino immerso nella natura vicino a Crema.

Mi sono sposata giovanissima e ho due figli da cui prende il nome il mio Brand. Irene ed Enrico ( la e centrale del logo è più grande perché è l’iniziale del suo nome). 

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

La passione per la moda o meglio per l’abbigliamento è sempre stata una costante. Da bimba, all’asilo, quando tutti disegnavano la casa e il fiore io disegnavo gli abiti sulla gruccia… Fin dalle elementari con l’aiuto di mia mamma (figlia di sarta) ho cominciato a realizzare le prime presine all’uncinetto e i primi abitini per le bambole e le barbie.

Dopo gli studi di ragioneria ho frequentato una scuola di modellistica e una di modisteria.

Ho sempre svolto questo lavoro come una sorta di hobby o secondo lavoro fino a quando nel 2010 ho deciso di “autogestirmi” aprendo p.iva come service modellistico. A questa attività si sono abbinate in seguito l’insegnamento tramite la scuola “arte e moda” e una cooperativa sociale, le riparazioni, refashion, abiti su misura e una mia piccola linea di nicchia

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Non credo di aver mai avuto un momento particolarmente buio. Quando mi assalgono dubbi e paure fortunatamente vengono ridimensionate dalla persona che mi sta accanto. Ad ogni situazione bisogna saper dare il giusto peso. Abbattersi non aiuta anzi, bisogna reagire e concentrarsi su ciò che invece in quel momento sta andando bene.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Mi piacciono molto i tessuti che toccavo da bambina.. seta lino cotone… non amo particolarmente i tessuti sintetici. Mi piace creare i “miei tessuti”. Le ultime due collezioni infatti hanno tessuti unici. La prima si basa sul concetto di tela bianca che prende forma e colore grazie ai dipinti realizzati a mano da Irene, dopo aver confezionato l’abito bianco insieme decidiamo colori soggetto e posizione del dipinto. L’ultima collezione, invece, è la stampa di disegni realizzati a mano dall’architetto cremasco Paola Epis. Insieme a Paola abbiamo ingrandito, specchiato, capovolto e ruotato i disegni per meglio armonizzarli con le forme dei capi che “avevo in testa”

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Penso che sia importante, realizzo diversi capi su misura e, questo mi aiuta a pensare a 360° alle persone. Ognuno ha gusti differenti, fisicità differenti.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non credo di avere consigli particolari. Credo che l’umiltà sia fondamentale, ci sarà sempre chi è più bravo e chi lo è meno. Credo molto nella preparazione tecnica. La modellistica per me è indispensabile …. Come nella costruzione di un palazzo è necessario un buon lavoro del geometra così nell’abbigliamento lo è quello del modellista con il suo cartamodello

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Penso che le collaborazioni siano importanti perché aiutano a crescere. Non si smette mai di imparare e da tutti si possono apprendere cose nuove.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante. Mandaci una foto e raccontaci la storia della tua creazione, saremo felici di farla conoscere ai nostri lettori.

Sono affezionata a diverse mie creazioni. Ognuna rappresenta un momento di crescita. La prima che mi viene in mente l’ho fatta da bambina… un abito da sposa per la mia barbie realizzato con un cappello da sposa in organza (l’altra nonna era modista… per questo ho fatto anche un corso di modisteria per imparare a realizzare cappelli e fascinator)

L’abito che mi ha emozionato e terrorizzato allo stesso tempo mi è stato chiesto da Vera Atyushkina (ex velina di striscia la notizia) per la mostra cinematografica di Venezia

L’abito doveva rappresentare una campanella siberiana. Vera voleva sensibilizzare il pubblico sul problema degli incendi che stavano colpendo anche la sua terra.

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