Le interviste

A tu per tu con la sarta perseverante…

Abbiamo fatto qualche domanda a Liliana, protagonista della settimana di donneinstoffa con la sua sartoria. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei e del suo progetto? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Liliana, sono una creativa, perseverante, curiosa e aperta a tutti gli     stimoli.

 Ho anche dei difetti ma quelli non li rivelerò mai.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

La passione nasce fin da piccola quando osservavo mia nonna mentre mi cuciva gli abiti e ci divertivamo tantissimo soprattutto per il carnevale. Mi ricordo l’esatto momento in cui giocando con le barbie chiesi a mia madre: “come si chiama il mestiere che crea i vestiti ?” e lei mi disse: “la stilista” e da li capii che volevo fare quello. Ho seguito tutti i miei studi sia diploma che laurea in culture e tecniche del costume e della moda, per fare questo mestiere e parallelamente ho sempre cercato di formarmi il più possibile perché non volevo solo disegnare gli abiti ma anche realizzarli. Oggi ho una piccola sartoria e cerco di dedicare tanto tempo al su misura, dal colloquio con il/la cliente passando per il bozzetto, cartamodello e infine realizzazione del capo.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro?

Be’ nel momento in cui vi scrivo siamo in quarantena per il corona virus e posso dire che è questo.

Fin’ora di momenti duri ce ne sono stati molti, perché l’attività imprenditoriale e                      artigianale è messa a dura prova ogni giorno, ma in questo momento la sartoria è chiusa.

Tutti gli ordini degli abiti da cerimonia sono bloccati, le spese corrono ugualmente e poi io più di tanto senza creare non ci so proprio stare; sento dentro di me una mancanza, è una strana sensazione che non so descrivere, ma bisogna farsi coraggio.

Al momento sono entrata in contatto con un’azienda che sta facendo le mascherine con tessuto certificato percui sto collaborando nella loro produzione.

Come scegli tessuti e materie prime per le tue creazioni?

Sono alla continua ricerca di tessuti perché aiutano la creatività e grazie alla tecnologia si trova di tutto. Ricerco costantemente perché ho fatto una scelta, non compro tessuti a priori. Mi spiego meglio: se io li avessi vuol dire che devo venderli e quindi con lo stesso tessuto dovrei cucire più abiti per più clienti, a mio avviso così si perderebbe l’unicità. Quindi io cerco continuamente agganci, aziende e ispirazioni ma compro solo quando il cliente ha accettato il lavoro cosi dalla mia sartoria uscirà un unico abito con quel tessuto e quel modello.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

E’ fondamentale, nei social si possono avere tutte le recensioni migliori ma io non vivo in una grande città quindi il passaparola regna sovrano. Io non ho strategie o metodi per vendere i miei prodotti, non è semplice far capire ad un cliente come sarà il suo abito su misura, ma ci metto tutta la passione e l’ impegno possibili per farglielo vedere con la fantasia esattamente come lo vedo io. Avere un abito su misura vuol dire vivere un’esperienza che conduce fino alla creazione di un abito unico, artigianale e made in Italy, che ci invidia tutto il resto del mondo. Spesso ci riesco se dopo nove anni la sartoria è ancora aperta, ma in alcuni casi quando vedo che devo fare una grande fatica per convincere il cliente che è diffidente e pone domande fuori dall’obbiettivo di un prodotto unico e realizzato soltanto per una persona allora mollo vuol dire che non è pronto ad avere un su misura, può capitare ma io devo essere onesta.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione? Devono sapere che si mettono in un cammino complicato e difficile ma di grande gratificazione. Bisogna avere pazienza, dedizione, curiosità e la dote più importante di tutti la discrezione, perché si prendono le misure e si ha a che fare con il corpo delle persone e bisogna avere  tatto.

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Credo molto nella collaborazione e se poi è tra donne ancora meglio. Ho creato degli spot intitolati #letaglienonesistono dove hanno recitato ragazze di fisicità completamente differenti. Le storie sono ambientate in uno studio dentistico e di una nutrizionista, uno scambio tra professioniste. Questi spot contengono un messaggio importante riguardo all’accettazione del proprio corpo, in sartoria non esiste fisico che non possa essere vestito. (scopritelo nelle mie pagine social). Faccio anche parte di un trio composto da me, una truccatrice e una parrucchiera e ci siamo chiamate Master Mood.

Il gruppo nasce da pochissimo e avevamo i nostri primi contatti ma poi il Covid19 ci ha fermato. Unendo le nostre competenze facciamo servizi di consulenza d’immagine per ogni occasione dalle cerimonie fino agli eventi aziendali.

Inoltre, sono entrata a far parte di un gruppo chiamato “Le Marche Venture” insieme a 3 donne forti e determinate che per lavoro ed esperienza conoscono tutte le aziende locali. In questo momento difficile, sono riuscite a dare un grande messaggio di speranza mettendo in relazione aziende compatibili aiutandole nella conversione alla produzione di prodotti ospedalieri certificati. Il progetto è così grande che si sta sviluppando in tantissimi altri canali e si sta già pensando a progetti post quarantena. 

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Questa è la domanda più difficile perché amo ogni mia creazione e per ognuna ho una storia, ma a pensarci bene…nel 2016 sono stata chiamata per presentare una mia sfilata all’evento “Sposiamoci- bellezza senza barriere” una manifestazioni per sposi differente perché voleva affrontare anche il delicato argomento della disabilità.

Io che professo da sempre che in sartoria si possono vestire tutti, sono stata chiamata per far sfilare abiti creati da me e per vestire la madrina dell’evento Alessia Polita, (nota motociclista professionista che durante una gara ha avuto un incidente ed è su una sedia a a rotelle) ed il suo compagno.

Entrambi bellissimi, ho creato per lei un abito dorato con il corpetto aderente che mettesse in risalto le sue spalle e le braccia tornite da sportiva. Per lui un abito blu e oro.

Quando li ho visti arrivare in passerella, ho sentito gli applausi il cuore mi è scoppiato, ho visto la mia creazione in un contesto molto diverso, ho sentito l’applauso ed ho immaginato i pensieri del pubblico che stavano ammirando la mia creazione elegantemente indossata ma allo stesso tempo riflettevano su un tema molto importante, le barriere architettoniche.

Poi c’è l’esperienza del mondo dello spettacolo; in questi anni ho avuto il privilegio di lavorare con Jovanotti, Laura Pausini, Pierfranceco Favino e Giogia.

Per loro ho modificato molti abiti e non è semplice, bisogna inventare anche li perché ci sono delle esigenze da spettacolo che non ci credereste mai, differenti da quelle dei miei clienti abituali. Bisogna creare bodypack e tanto altro …

Insomma in quest’ultima domanda scriverei pagine e pagine ma so che la creazione più importante… sarà la prossima.

La quarantena mi ha fermato e dopo un attimo di smarrimento ora mi sento come un atleta ai box di partenza…ho mille idee, voglio creare una start up, voglio collaborare per un evento dedicato all’ attrice jesina Valeria Moriconi, collaborerò ad un evento di moda e lusso e tanto tanto altro…

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