Le interviste

A tu per tu con la sarta che non smette mai di imparare…

Abbiamo fatto qualche domanda a Paola, protagonista della settimana di donneinstoffa con il suo progetto. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato di lei? Buona lettura!

Chi sei? Qualche parola per descriverti.

Sono Paola, sono nata a Rimini 34 anni fa e mi occupo di progettazione moda e tecniche di confezione sartoriale da circa 11 anni. Sono molto perfezionista, ricerco la perfezione nei dettagli ai quali dedico molto tempo nel mio lavoro. Mi ispiro ad un’idea di passato che rivive nelle mie creazioni, e da sempre lascio che siano loro a parlare di me, attraverso le loro arricciature, le loro linee e i loro colori.

Come è nata la passione per l’handmade? Quando e in che modo è diventata una vera e propria attività imprenditoriale?

Tutto inizia da un’esigenza creativa che ho sempre avuto fin da piccola, qualcosa di incontenibile che dovevo sfogare e che mi faceva stare estremamente bene. Per quanto riguarda la moda nello specifico, il percorso che mi ha portato fin qui comincia nel 2010 quando mi iscrivo ad un corso di laurea magistrale in Moda, spinta da un interesse sempre crescente verso questa materia. Nel frattempo frequento corsi di cucito che mi permettono di avvicinarmi a quello che davvero voglio fare: progettare in maniera concreta linee di abbigliamento. Immaginare un abito, scegliere il tessuto, modellarlo su carta, tagliarlo e cucirlo, ed infine vederlo finito, comincia a darmi davvero soddisfazione! Dopo la laurea conseguo corsi di alta formazione in Tecnico della confezione e Progettazione, parte della mia formazione avviene soprattutto al lavoro, sia in aziende che in sartorie, insieme a qualche breve esperienza di costumistica teatrale e cinematografica. Mi ritengo fortunata poiché nel mio percorso ho avuto insegnanti a cui devo moltissimo, che mi hanno davvero fatto capire cosa voglio davvero fare nella vita. In definitiva, spero che molto presto tutto ciò possa diventare il mio lavoro e la mia attività al cento per cento.

Se dovessi guardare indietro, qual è stato il momento più duro? 

Il lavoro sartoriale richiede tantissimo impegno, studio, precisione e una serie di doti che devono essere riconosciute e ricompensate adeguatamente. Purtroppo questo non sempre accade, e il momento più duro è senza dubbio quello in cui ho dovuto scontrarmi con la dura realtà lavorativa. In particolare, il lavoro della sarta è quello che viene più spesso sminuito, sottopagato, poco tutelato ed esposto a critiche, soprattutto se sei giovane.

Come scegli le materie prime per le tue creazioni?

Semplicemente toccandole con le mani. Le trame parlano e raccontano di come sono state lavorate, tessute, tinte. Cerco sempre di mantenere lo standard qualitativo alto e preferisco i tessuti naturali, ho una predilezione per i cotoni e le sete, sono felicissima quando le amiche mi regalano i tessuti belli “di una volta” che trovano negli armadi delle loro nonne! Allo stesso tempo, non demonizzo i filati sintetici, purché siano di qualità e prodotti in Italia: a volte sono necessari, ad esempio per la produzione di costumi da bagno.

Quanto pensi sia importante instaurare un rapporto con chi ti segue e compra i tuoi prodotti?

Moltissimo, anzi credo che l’unico modo per creare abiti belli e funzionali al tempo stesso sia ascoltare bene chi devi vestire, instaurando un rapporto di scambio reciproco basato sulla sincerità.

Che consiglio daresti alle donne che hanno la tua stessa passione?

Non farsi mai condizionare da chi cerca di sminuirci, studiare tanto, non sentirsi mai completamente arrivate perché c’è sempre tanto da imparare, non avere paura di sporcarsi le mani al lavoro, osservare tantissimo chi sa fare bene le cose per imparare a farle meglio!

Collabori con altre donne che hanno un’attività simile alla tua? Quanto pensi sia importante una rete di donne unite per valorizzare l’handmade?

Al momento non collaboro con nessuna, anche se in questo periodo di pandemia e isolamento ho conosciuto via social tantissime ragazze con cui ho moltissime cose in comune. Scambiarsi consigli, informazioni, o semplicemente tenersi compagnia a distanza è stata forse la cosa migliore che quest’ultimo anno funesto abbia prodotto.

C’è una creazione alla quale sei particolarmente legata? Magari perché l’hai realizzata in un periodo particolare della tua vita o perché a ispirarti è stata una persona per te importante.

Un vestito di seta celeste cucito lo scorso aprile, mentre eravamo tutti chiusi in casa. Un pomeriggio di quel mese infinito mi misi a rovistare nei miei scatoloni di tessuti, e mi capitò fra le mani una vecchissima gonna lunga e ampia risalente agli anni cinquanta, in un tessuto di seta pesante ma super soffice, quasi invernale. Questa gonna mi era stata regalata anni prima da una mia cara amica di infanzia, e apparteneva a una sua zia, purtroppo era molto usurata in alcuni punti. Pensai subito che era un peccato che un capo così bello e vissuto non potesse essere ammirato da nessuno, così smontai la gonna, scartai le parti rovinate, e con quel metro e mezzo di quella stoffa intatta venuta dal passato modellai un vestito tutto nuovo. Forse per qualcuno è solo “un metro e mezzo di stoffa” ma per me, in quel periodo, ha rappresentato molto di più.

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